E poi, scusate se riciclo una sciocchezza che scritto su Twitter qualche giorno fa, ma se un grande regista americano viene in Italia e gira un film che per metà è recitato in italiano e noi rispondiamo doppiando in italiano tutte le parti in inglese, gli stereotipi ce li meritiamo dal primo all’ultimo. — Nei cinema dal 20 aprile 2012 « Friday Prejudice (via plettrude)
(via plettrude)
(My sad feelings go SNIKT!)
C’è l’anno dei fotografi.
C’è l’anno dei diggei.
C’è l’anno degli scrittori.
… Ma quando sarà ufficialmente l’anno dei coglioni, dite che ‘la calca’ sarà sempre la stessa?
Da piccina avevo una visione decisamente distorta della realtà.
matt groening dice che il nome springfield deriva da quello di una città vicino a portland, dove è cresciuto. praticamente lui da ragazzino guardava un telefilm ambientato in una città che si chiamava così ed era convinto che fosse quella vicino a casa sua, poi ha scoperto che di springfield ce ne sono un quintale, in america, e ha detto ‘figo, se la città del cartone che sto buttando giù la chiamo springfield tutti penseranno che è quella vicino casa loro’. il tutto in un’intervista in cui spiega anche da dove derivano gli altri nomi usati nella serie.
bon, più o meno interessante, immagino dipenda da quanto vi interessino i trivia sui simpson.
ecco, qualcuno però mi deve spiegare come mai per tutto l’internet italiano la notizia è diventata ‘matt groening rivela che i simpson sono ambientati in oregon’, con tanto di virgolettati inventati di sana pianta (“è in oregon che ho ambientato la mia creatura” - tgcom).
un po’ come dire che, se ti chiami come tua nonna, sei tua nonna.
sono entrato in casa e c’era mio padre che guardava la tv. c’era sto film/telefilm/salcazzo americano con il buono e il cattivo dentro uno stanzone, che il cattivo aveva messo una bomba e mancava un tempo ragionevolmente utile alle esigenze narrative in corso perché questa esplodesse, risolvendo definitivamente il problema di emorroidi di cui il buono evidentemente soffriva. a un certo punto il timer segna tipo trenta secondi alla detonazione e il buono prende la pistola e la posiziona ad una decina di centimetri dalla testa del cattivo, minacciandolo.
ora. sarà che possedere un paio di numeri di paperino mese dell’87 mi ha abituato bene a livello di trame, ma uno stanzone chiuso, buono e cattivo fermi là, impossibilità di scappare in tempo utile. che cazzo di minaccia è una pistola alla testa se, comunque, il tempo di dire la formazione della finale dell’82 e sei esploso? che senso ha?
ho esposto a mio padre il mio dubbio, gli ho detto proprio papà, ma che cazzo di minaccia è una pistola alla testa se, comunque, il tempo di dire la formazione della finale dell’82 e sei esploso? che senso ha?
lui mi ha guardato e ha risposto si vede che non hai mai litigato con tua madre.
blankets - craig thompson
(con la sveglia staccata)
eventually è la parola inglese più bella che esista. sa di consolazione e stabilità. sa di senso a tutti i casini che si vanno a raccontare. in italiano è traducibile più o meno con ‘dopo una indefinita quantità di tempo’, ma mica è la stessa cosa. anche ‘alla fine’ non rende uguale, sarà che tocca salire un attimo di voce sulla i, mentre eventually lo puoi pronunciare in un sospiro. più o meno di sollievo, poi quello dipende. che non è che la nuova situazione sia sempre bella, però arriva. ed è già più di qualcosa.
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nella pubblicità della 500 abarth andata in onda durante il superbowl la parte della sensuale ragazza italiana è stata interpretata da un bendidio di modella rumena.
il che, in tutta onestà, non mi crea alcun problema.
cioè, credo che non crei problemi a nessuno sano di mente, ma visto com’è la internet, meglio specificare.
è che mi fa ridere che marchionne è partito col voler delocalizzare gli interessi, e bon. poi parla di delocalizzare le fabbriche, e meh. però arrivare addirittura a delocalizzare la figa, voglio dire, un minimo di senso del limite. sergio, sergio, ci hai proprio il vizio.