ohi, persone che leggono queste righe.
una delle seicento cose che dovevo fare mi è andata in mona con la tempistica e la velocità di una serie televisiva alla quinta stagione che ricorre all’effettaccio ogni due puntate per tirare avanti (si è infatti scoperto che in realtà io sono la mia madre biologica, e quella che io credevo essere mia madre è invece uno sfornatutto de longhi), un’altra è stata rinviata a fine aprile per cui niente, mi ritrovo con una giornata di buco. potrei utilizzarla per portarmi avanti. e infatti son qua che scrivo sul tumblr uno di quei tristissimi post che riassumono giorni di osservazioni lontano dal pc. consolatevi, mi si è rotta la macchinetta delle diapo per cui almeno le sedici inquadrature diverse del ceppo montano ah no ma guarda qua che espressione bufa ve le risparmiate.
-non ce la farò mai a leggere tutte le pagine arretrate, in compenso le sto stampando. in un quarto d’ora ci siam giocati due ettari di foresta amazzonica solo di gattini, io vi avviso.
-la storia del decreto abberlusconiano, secondo me, al pari della prescrizione di mills, è una di quelle cose che ti fa capire che internet ti vizia, a livello informativo. il novanta per cento delle persone che ho incontrato fuori di qua (e alcune di esse erano anche vere, eh, lo giuro) o non sapeva di cosa si stesse parlando, o se ne batteva bellamente la ciolla, o è scappato urlando lanciandomi il portafogli, pregandomi di non far loro del male (tendo a trascurare il mio aspetto, quando sono molto impegnato).
-ah, sempre su abberluscone; se alla conferenza stampa il tizio che poi han cacciato a calci in culo avesse atteso il suo turno, come chiesto più volte, invece di continuare a parlare, sarebbe stato uno huge win. invece il coglione si è comportato esattamente come i tipici ospiti ‘de destra’ da talk show, quelli imitati da guzzanti e marcorè (saprete usare youtube). è anche una questione di come, signora mia (questo ovviamente non giustifica la russa e soci, mi sento idiota a specificarlo ma non si sa mai).
-la (ex) giornalista de il giornale che sposa izzo ha ribadito più volte di sapere che il suo novello marito è innocente. non capisco come qualcuno che abbia scritto per il giornale possa essere così sinceramente convinto dell’innocenza di qualcuno così palesemente colpev- ah no, scusate. immagino sia una questione di portarsi il lavoro a casa.
-per chi si fosse messo in ascolto solo recentemente, sono un grande tifoso (tipo febbre a 90°, ma coi negroni di due metri e nervi meno saldi) di una squadra dell’nba. seguo attivamente la squadra dai tempi in cui il nostro giocatore più forte lo dovevi scegliere tra van exel e ceballos, e l’allenatore era leslie nielsen. l’avvento di tv e internet mi ha consentito negli anni gioie indescrivibili, come svegliarsi alle tre di mattina e godere della diretta quando i celtics merda ci han fatto il culo di trentanove punti nella gara decisiva delle finali. comunque. ieri mattina mi dovevo svegliare presto. come a volte faccio, mi dico ‘mah, se mi sveglio mezz’oretta prima riesco anche a vedermi l’ultimo quarto’. lo faccio. guardo. soffro. ad un certo punto un tifoso devia una palla ancora buona. si alza addirittura, per farlo. un coglione, signora mia, che la partita era punto a punto. lo inquadrano di sfuggita, sembra lapo elkann. lo reinquadrano, è lapo elkann. WTF. due secondi dopo, sui forum e giornali americani scoprono chi è lapo elkann e cominciano a prender per il culo lui e l’italia alla morte. mi son sentito un po’ come se durante la finale di coppa campioni il mio vicino di casa scemo avesse fatto invasione di campo nudo, roteando il cazzo ad elicottero, con incisa a fuoco sul petto la città di residenza.
-seguire le serie tv in originale ti porta ad un abbassamento fastidiosissimo della soglia di tolleranza verso le traduzioni. sto leggendo gli ultimi di welsh, memore della mia adolescenza, e finché il registo della scrittura è normale, tutto ok. non appena il traduttore parte con l’arduo compito di rendere lo slang edimburghese (edimburghese?) mi sento come in una di quelle sitcom in cui provano a rendere in italiano il linguaggio dei giovini e/o del ghetto, con il mio sistema nervoso che mi impone di picchiare fortissimo la testa al muro al secondo ‘che sballo’ che arriva ai miei timpani.
-ringrazio i tumbleri che via tumblr, mail, telefonate e cose varie han dimostrato di volermi del bene, nonostante la mia attuale capacità di trasmettere emozioni renda a confronto abed di community (guardatelo) il fratello melodrammatico di mario merola. mi o comoso tantisimo.
-e poi boh. non è che abbia molto da dire, in effetti. e niente, torno tra un po’ di giorni.
non rileggo, fate vobis per i typo, mi fido.